Abbiamo affittato lo scooterone

Abbiamo affittato uno SCOOTERONE 125cc e io oggi pomeriggio ho deciso che sarei andata a fare la spesa a Scauri motomunita.
Appena l’ho detto a Giovanni ha assunto una espressione dolente, nemmeno preoccupata, proprio dolente.
Mi ha chiesto se avevo mai guidato un 125 e quando era stata l’ultima volta.
Ho spudoratamente mentito e ho affermato con sicumera che nei miei viaggi sulle isole sono sempre stata usa portarlo.
Non mi ha creduto minimamente, ma ha finto con dignità.
Date le istruzioni sul veicolo, io con una incertezza che avrebbe scoraggiato anche il più fiducioso degli amici mi sono messa in sella e “oscillante” mi sono avviata lungo la strada che mi avrebbe portato a destinazione.
Nome della missione: SUPERMERCATO SCAURI.
Tutto sommato sono arrivata lì senza particolari problemi: a parte il casco troppo grande che tra l’accelerazione della moto e il vento di maestrale ha cercato di segarmi la gola più volte, il resto del viaggio è andato liscio.
Arrivata al supermercato ho fatto una spesa “prudenziale”, avrei dovuto mettere il sacco nella pedana che non aveva un fermo e quindi dovevo dosare equilibrio, forze e gravità.
Sviluppata, in breve, una equazione a più incognite quando sono tornata alla moto avevo la soluzione.
Ho riposto il sacchetto nella pedana, ho tolto il cavalletto e ho fatto precipitare il veicolo per terra, ficcandomi il freno destro sul dorso della mano.
Le incognite erano rimaste tali.
La moto non ha riportato danni, la mia autostima sì.
Niente paura, avevo avvistato nel parcheggio un gentiluomo, che non si sarebbe mai potuto sottrarre dal compito di essere tale in quanto disposta alle più bieche scuse e improvvisazioni, che mi ha aiutato a tirare su i centordici chili di scooter.
Ragionandoci un po’ sopra ho capito che avrei dovuto lasciare il sacchetto per terra, togliere il cavalletto e, appena in sella, tirare su il sacco sulla pedana e partire.
In effetti ha funzionato.
Il rientro è stato più fluido, a parte qualche strangolamento da casco.
Tornata a casa Giovanni mi attendeva ancora terreo, ma alla vista delle leccornie e dopo undici ore di lavoro ha benedetto il cielo che fossi tornata.
Anche solo per la caciotta che dimora in frigo.

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