Cestiniamo la paura

Mettiamola da canto questa ansia, cerchiamo di limitare i danni di un triennio straziante, pauroso e controverso.
Facciamoci coraggio l’un l’altro.
Non esiste maniera migliore che tendersi la mano.
Che cingersi in un abbraccio anche a distanza.
Cestiniamo l’ansia instillata, la realtà che percepiamo o che vediamo con i nostri stessi occhi.
Dobbiamo salvarci la pelle, che è il primo strato.
Al resto proveremo a pensarci in un secondo momento.
Dobbiamo fare i conti con la ragione che ci dà torto e viceversa.
Reagire a questo ingorgo mentale, immettere integratori di ossitocina, fare il calcolo del bene mettendo a sottrazione un male rispetto al quale possiamo solo difenderci con la nostra immaginazione e con la certezza che la primavera è alle porte.
E lo so che molti di voi penseranno che per tutto questo servono forza ed energia; e so anche che TUTTI NOI, a tratti, pensiamo di non averne piu.
Me compresa.
Ma non ho alcuna intenzione di appellarmi al coraggio determinato dalla paura.
Vorrei che fossimo coraggiosi per noi stessi, che cercassimo di raccogliere, ogni giorno, le briciole di umanità che incontriamo per strada. Anche negli occhi languidi di chi crede che la resa sia senza condizioni.
Io una condizione me la vorrei imporre e la propongo a voi con la stessa determinazione con cui lo faccio con me stessa: la fiducia in un futuro che somigli ad ogni germoglio di cappero di Pantelleria.
Che sono migliaia, sono tenaci e benedettamente imprudenti.
Aspettiamo domani e poi domani ancora, alla fine se non “andrà tutto bene” come ci hanno raccontato saremo noi, col coraggio dell’imprudenza, a far sì che , almeno qualcosa “vada meglio”.
Foto di Giovanni Matta

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