Così vicini, così lontani

In questa immagine, da me rubata, all’orizzonte di Pantelleria si scorge, dai contorni nitidi, il promontorio di Cape Bon in Tunisia.
Quando il cielo è terso, e l’umidità in risalita non segna il profilo del mare, si assiste a questo incanto.
È una visione rispetto alla quale si resta sempre affascinati, sorpresi, come se si avvistasse qualcosa a metà tra l’esotico e il veramente “straniero”.
È uno scenario al quale io dovrei essermi abituata e invece, ogni volta, è come se assistessi a qualcosa di inusuale e magico.
Amici e ospiti a questa vista reagiscono, anche loro, in preda ad un certo entusiasmo e con un pizzico di meraviglia.
Mi domando cosa veramente ci sorprenda, perché sono certa che se davanti ai nostri occhi avessimo una qualsiasi costa della Sicilia l’effetto non sarebbe certamente il medesimo, pertanto l’unica risposta che riesco a darmi sta tutta in quello sguardo, il nostro, che poggia su un continente che non è il nostro e che, per molti aspetti e’ veramente “altro da noi”.
È l’Africa: così’ diversa, straniera, gentile, difficile, flagellata, scomposta e selvaggia.
Apparentemente lontana da questo Occidente caro, ingeneroso e facoltoso ma geograficamente così vicina da poter vedere il lampeggiare del faro sulla costa.
Allora credo che lo stupore risieda proprio in questa specie di “ponte” che unisce due sguardi, uno ai piedi di Scauri e l’altro sull’altura di Cape Bon.
Questo mi piace immaginare, che al contempo ci si stia guardando da due luoghi stranieri, con l’entusiasmo e la curiosità di chi osa IMMAGINARE.
Foto di Claudia Picciotto

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