Gli antichi lavatoi del Porto di Scauri

Siamo naturalmente portati a guardare il mare.
Così accade che chiunque arrivi al Porticciolo di Scauri, evidentemente, si soffermerà a guardare le barche in rada, l’acqua cristallina, il movimento della gente che passeggia sulla banchina mangiando un gelato.
Ma alle tue spalle non sai di avere un piccolo tesoro.
Io ho tanti amici narratori, gente che mi racconta l’isola.
Lo fanno con amore e un pizzico di nostalgia.
Uno di questi è Salvatore.
Salvatore che parla, racconta, condisce, argomenta.
Una birra davanti e la sua memoria si “srotola”.
È stato lui a farmi dare le spalle al mare del piccolo porto di Scauri.
Mi ha detto “Vai lì dove approdano le barche e voltati. Guarda cosa trovi incastonato nella roccia di fronte a te”.
Ho eseguito l’ordine del suo Io Narrante e arrivata al porto, voltate le spalle al mare, ho visto una grotta, chiusa da cancelli in ferro.
Ho chiesto un po’ in giro e un ragazzo mi ha dato accesso a questo luogo di fatica e di ricordi.
Davanti a me ho trovato una schiera di lavatoi in pietra con una decina di postazioni.
Alcuni con la base per lo strofinio liscia e altri con le striature.
Questi lavatoi, appiccicati a due vasche di acqua calda, servivano per la pulizia della lana all’interno dei materassi.
Nino Sciacca, un anziano signore, stabiliva ora e giorno in cui un massimo di sei o sette famiglie potevano recarsi sul molo per lavare e mettere ad asciugare la lana sulla roccia calda per poi cardarla e, infine, riportarla a casa.
I turni erano a rotazione e per contrade.
Salvatore e altra gente del porto mi ha raccontato che quel giorno di lavoro era vissuto dagli isolani come un momento di festa: le donne lavoravano, i bambini giocavano a palla sulla banchina e si mangiava tutti insieme.
Si sudava e si celebrava.
Cibo da poco, di solito, pane e uva.
Qualcuno aveva il formaggio ma tutti, proprio tutti, portavano una bottiglia di vino.
Acqua, fatica e risate al sole.
Ferma, spalle al mare, ho provato a immaginare il lavoro delle donne, lo scorrazzare dei bambini e gli uomini in piedi sulle rocce a stendere i fili di lana.
Ho solo avvertito il calore del sole e in bocca il sapore pastoso di un rosso fatto in casa.
Foto di Claudia Picciotto

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