I piccoli velisti del Porto di Scauri

Credo che sia una specie di rituale.
Soprattutto se il vento muove lento.
Li vedi arrivare, piccoli e armati di scarpe da vela e giubbotti salvagente, corrono come pazzi fino alla piattaforma alla destra del porticciolo di Scauri, a Pantelleria.
I più temerari non perdono tempo e alla fine della corsa con un balzo saltano in acqua come se fossero dotati di microscopiche ali ai piedi.
Ci sono quelli che arrivati al limitare della piattaforma esitano un istante e, d’un tratto, con un movimento ardito fanno una capovolta e ti inondano di schizzi.
Altri ancora che restano un attimo titubanti, quelli che non sanno bene che fare, e su questi poggia la spinta “provvidenziale” di un compagno che invita (più o meno delicatamente) l’indeciso a saggiare il mare.
Un paio di ragazzine, mano nella mano, stanno lì ferme, un po’ per paura dell’orda (che nel frattempo si e tuffata, risalita, tuffata e risalita, almeno altre dieci volte) o forse ammirate da tanta spregiudicatezza, gioia e coraggio.
In ultimo arriva la maestra, fa finta di sgridarli, li fa risalire tutti sul molo (fatica estrema perché qualcuno resta sempre a mollo) per poi chiedere loro, al suo TRE di lanciarsi un’ultima volta TUTTI INSIEME nello specchio d’acqua.
Foto di Giovanni Matta

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