Il geosito è un “cunto”

La divulgazione scientifica è roba per gente seria e capace di farla.
Chi, come noi, affitta Dammusi a Pantelleria cerca semplicemente di accendere scintille di curiosità intellettuale su argomenti o storie che altrimenti resterebbero sconosciute prim’ancora che agli altri anche a noi stessi.
Si scrive anche per apprendere, ha detto il premio Nobel per la Letteratura Wislawa Szymborska.
Pantelleria ha al suo interno GEOSITI di rilevante importanza.
Ma cos’è un geosito?
E un luogo che letto e studiato da scienziati come geologi, naturalisti, botanici racconta la terra e la sua evoluzione.
Perché i più giovani possano capire meglio lo si potrebbe paragonare alla “scatola nera” della Terra, o ad un hard disk del globo.
Sono quei luoghi che tra rocce, fiori e animali costituiscono un patrimonio unico e irripetibile, che ci indica da dove proveniamo e la cui sopravvivenza va tutelata come vanno tutelate le specie animali o vegetali in estinzione.
Insomma è la Terra che fa da “cunto” di se stessa.
Quel sito che per le sue caratteristiche morfologiche, strutturali, geologiche o mineralogiche fa da “cantastorie” del Globo.
A Pantelleria, ad oggi, appartengono quattro geositi di particolare rilievo: tre di natura vulcanologica che sono la favara Grande, le fumarole della Vecchia Caserma, e Le Fumarole di Monte Gibele e uno di natura idrogeologica che è il cosiddetto Specchio di Venere (Lago Bagno dell’Acqua).
Pantelleria, all’interno del suo territorio, ci narra una storia lunga quasi mezzo miliardo di anni.
Fossimo capaci di leggerla sarebbe milioni di volte di più di quanto racchiude il web.
Noi possiamo limitarci ad avere raccontati piccoli stralci di questa infinita narrazione dalle guide di Pantelleria.
Per capire quanto siamo piccoli e per diventare un poco più grandi.
Foto di Giovanni Matta

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