IL NOSTRO SALUTO PER QUESTA STAGIONE, a metà strada tra un arrivederci e un addio.

Siamo a Pantelleria e dobbiamo tornare a Palermo, l’aereo è alle 16.45, ma quando si tratta di partenze Giovanni ha una sua personale percezione del tempo.
Molto personale.
Se vi dico personalissima mi credete?
È alla scrivania e non mi rivolge neanche lo sguardo, senza togliere gli occhi dallo schermo mi dice:
“Termino questa mail e mi preparo “.
Che vuol dire mi preparo? Penso terrorizzata tra me e me. Deve ancora fare il bagaglio? Di sicuro dobbiamo sistemare alcune cose, chiudere casa, dovrà farsi la doccia?
Se un volo aereo attende Giovanni, lui nel tempo che intercorre tra l’attimo in cui decide che deve “prepararsi” e quello che alla fine lo vedrà seduto nel suo posticino numerato, può metterci una infinità di cose.
E io so, perché lo so, che “questa infinità di cose” hanno un pessimo effetto sul mio fegato.
Finalmente si alza dalla sedia e stacca la spina del portatile e comincia ad aggirarsi per casa.
Io non voglio dirvi che ora e perché altrimenti ne soffrirà anche la vostra bile.
Vorrei solo che mi immaginaste davanti la porta di casa, giubbotto addosso e trolley nelle mani.
Mentre lui prende una cosa e la sposta, da un luogo ad un altro, con una enigmatica flemma.
“Non mi guardare così che mi fai venire l’ansia”, minaccia PER GIUNTA.
Il nostro Dammuso dista circa trenta minuti dall’aeroporto di Pantelleria ed io capisco che se non si dà una mossa non si torna a Palermo in giornata.
Finalmente siamo in auto, io nel frattempo tre mesi di vita me li sono giocati rosicando, lui mette in moto l’auto e partiamo.
Arrivati alla perimetrale vedo che accosta e, allarmata, gli domando:
“Che succede, ti senti poco bene?”.
Lui, afferrando la sua macchina fotografica, mi risponde: “Da qui, e con questa luce, viene una foto perfetta”.
Esce dall’auto e fotografa.
Minaccio di spingerlo giù dal burrone e risale in auto.
Un paio di chilometri e riaccosta.
” CHE FAI!!!”, grido.
Flemmatico: “Devo raccogliere la ginestra spinosa”.
Io sono gialla dalla bile tale e quale la ginestra e spinosa ancora di più.
Finalmente in aeroporto: “Signori siete gli ultimi passeggeri, avete compilato il modulo XY?”
Lui: “Certo, on line”.
LORO: “Spiacenti adesso dovete farlo a mano”.
Recupero una penna in tutta fretta mentre lui si guarda attorno chiedendone un’alta poi mi strappa il modulo dalle mani, IL MIO MODULO, e lo compila lui.
Arriviamo al gate mentre ci esortano: “Carte d’imbarco, documenti e modulo YZ”.
Noi: “Ma lo abbiamo appena consegnato”.
LORO: “NOOOO, è un altro”.
GIOVANNI: “Anche questo abbiamo fatto online”.
LORO: “Tutti i passeggeri lo hanno portato stampato quindi adesso dovete scriverlo a mano, tenete. Sappiate che l’aereo sta per partire senza di voi”.
Lui ha il coraggio di borbottare per l’inefficienza aeroportuale, io vorrei portarlo al centro della pista di atterraggio e quello che succede succede.
Evidentemente non so cosa ho scritto su quel modulo.
Ricordo solo di essere salita sull’aereo che tutti ci guardavano in cagnesco e ho cercato di fare come nulla fosse.
Mentre lui ostentava una intollerabile nonchalance.
Dalla prossima volta io e Giovanni, ovviamente, partiamo separati.
P.S. Le partenze da un qualsiasi luogo sono a metà tra l’arrivederci e l’addio.
Voglio salutarvi con questo racconto più reale che verosimile.
Ritorniamo presto e presumo che non vi mancheremo particolarmente.
Pantelleria e voi, invece, a noi mancherete moltissimo.
Di certo, ad attenderci ci sarà la prossima meravigliosa stagione sull’isola.
Foto di Giovanni Matta

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