Il nuovo anno e uno sguardo dall’alto

Sono quasi prossima al crinale, la salita è stata più complicata del previsto. Mai avrei immaginato di dovermi fermare così tante volte e non sempre mi sono accomodata in luoghi sicuri. Il mio zaino, alla partenza, mi era sembrato perfetto: all’interno l’essenziale e quel briciolo di superfluo che avrebbe potuto consolarmi nei momenti difficili. Invece, ho dovuto disfarlo e rifarlo tantissime volte, ricalibrando le dosi in base alla necessità, al percorso e ai climi. Svuota e riempi, svuota e riempi con un andamento pressoché costante e pari al flusso dei miei pensieri e dei miei umori. Tutte le volte che ho tentato di alleggerire il mio cervello, allo stesso modo ho sgravato il bagaglio.
Ora sono quasi in cima e, appena arrivata, la prima cosa che farò sarà soffermarmi a guardare il paesaggio di questo DUEMILAVENTIDUE. Cercare di scorgere dall’alto tutti i sentieri da percorrere perché la discesa non sia troppo faticosa. Scendere vuole equilibrio, prudenza e buone gambe, non è meno impegnativo del suo contrario. Inoltre, talvolta ti impone di risalire per affrontare un percorso più agevole, per evitare ghiaioni e terreni franosi.
Lo devo guardare per bene dall’alto questo DUEMILAVENTIDUE: per individuare una ad una le case degli amici, le strade del mio passato, scorgere da lontano i miei più cari e guardare, con attenzione, quali potrebbero essere i sentieri del mio futuro.
Sono in cima adesso, da pochi istanti, e ho poggiato lo zaino su una roccia, da questo ho estratto due quadratini del mio cioccolato scuro, mi sono seduta esausta lì dove il terreno è più ospitale e stringo forte le mie ginocchia al petto, mentre mi godo, per bene, tutta la fatica e il sudore del 2021 che mi sono lasciata alle spalle.
Ho creduto che da qua sopra avrei potuto intravedere il peggio e il meglio per voi e me stessa.
Invece gli interrogativi sono i medesimi della salita e la strada è lunga.
Adesso lo devo guardare per bene questo DUEMILAVENTIDUE, magari ne faccio pure uno schizzo a matita sul mio calepino, ma se l’anno passato ho camminato da sola, quest’anno me lo faccio tutto in vostra compagnia: passo dopo passo, sosta dopo sosta, meraviglia dopo meraviglia e, svoltato l’angolo dello sconforto, decideremo insieme se procedere in cordata.
Foto di Giovanni Matta

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