Il sonno del fachiro

Sarà capitato a tutti a Pantelleria, o in qualsiasi altro mare “scoglioso” della terra, dopo una lunga mattinata al sole tra bagni, nuotate, scorribande e un lieve e fresco pranzo, di essere investiti da una BOTTA di sonno improcrastinabile.
Quello è il sonno del giusto e dei fachiri con vocazione da contorsionisti.
Si comincia con la ricerca di un posto con qualche squarcio di ombra e in quella che decideremo sarà la nicchia che ospiterà il nostro sonno svolgeremo il telo, posizioneremo un poggia testa più o meno approssimativo e ci stenderemo, apparentemente, mollemente al suolo.
Quella che a tutta prima ci sarà sembrata una invitante nicchia, una volta stesi, scopriremo avere fessure, spigoli, spuntoni e probabilmente anche una decisa inclinazione verso destra o verso sinistra.
Sapete già che non vi arrenderete e da quel momento comincerete una serie di svariate prove posturali.
Un classico è una gamba penzoloni totalmente al sole (quella su cui spremerete un tubetto sano di after sun tornati a casa), l’altra sospesa sull’interno ginocchio che posa su un piccolo promontorio e poi a seconda dell’ampiezza del “loculo” braccia incrociate o spalancate a quattro di mazze.
Muscoli tutti più o meno in allerta causa pendenza.
Ora voi penserete che io stia esagerando.
Ma sono certa che molti di voi avranno provato anche più estreme soluzioni.
Ma ditemi, e ditemelo senza alcun infingimento, ma quanto sono belli e rigeneranti quei trenta minuti di sonno ristoratore che avrete fatto.
Certo, poi la risalita risentirà di qualche anchilosamento (il giorno dopo soffrirete di qualche doloretto muscolare) ma, a quel punto, tornati a casa e rannicchiati al fresco della vostra amaca penserete che in una sola giornata può anche capitare di toccare il cielo con un dito più di una volta.
Foto di Claudia Picciotto

Condividi