Le pinne da snorkeling

É arrivato il temutissimo momento della scelta, quello per il quale 15 giorni di fitte ricerche, on line e sul territorio, non possono che costringerti a prendere una decisione unica e irrevocabile.
L’oggetto della ricerca sono le PINNE DA SNORKELING.
Voi penserete che sia affare da poco, ma in verità tra principio di Archimede, studio sui fluidi ed ernie lombari, capire quale e la pinna giusta potrebbe essere affare per cui convocare almeno un fisico di chiara fama ed un illustre ortopedico.
Perché se ti muovi tra le varie possibilità che ti offre il mercato, lì dove la pinna corta è sicuramente la migliore, ma deve avere il calzare giusto oppure, forse, è meglio quello regolabile, dopodichè tolta dal mezzo la possibilità della pinna lunga, si narra che la rigida sia più veloce ma può far venire i crampi e allora, tutto sommato, è più adatta quella morbida anche se è un poco più lenta ma almeno, probabilmente, ci si risparmia il crampo, certo è che nella virata la morbida rallenta, ma che importa lo snorkelling è lentezza, ma bisogna far attenzione a che calzino bene, mi raccomando, e sappiate pure che non tutte hanno il grip sotto, per cui se le indossate sugli scogli viscidi, nella migliore delle ipotesi, farete un volo a planare sullo specchio d’acqua più prossimo.
Io, che sulle rocce mi muovo esattamente come un neonato di otto mesi con scarse abilità motorie, ho fatto tutte le ricerche possibili, sono persino entrata nel deep web perché la parola deep mi sembrava evocativa.
Per non parlare del “levi pinna metti pinna” al tempo del covid e del calzettone di lana, col commesso che ti dice con aria saccente: “Si, ma tenga conto che il suo piede in questo momento è asciutto”.
E bravo, il mio ragazzo, che ne dice allora di portarmi una bacinella piena d’acqua così da poterle provare con maggiore facilità e verosimiglianza?
Metta anche del sale, perché l’attrito altrimenti mica è lo stesso.
Io, per quest’anno, alla pinna da snorkelling mi sa che rinuncio.
L’anno prossimo vado di monopinna.
Saro molto piu sirena (ma di ambulanza, temo).
Foto di Giovanni Matta

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