Le praterie di Posidonia

È un invito che mi piacerebbe fare agli ospiti che raggiungono Pantelleria: “Venite con me a guardare le praterie?”.
Resterebbero tra il sorpreso e lo sconcertato.
Probabilmente penserebbero che ho dato di matto.
Invece la mia proposta è seria, concreta, vera come poche.
Alla sinistra di Porticciolo di Scauri esiste un’ampia baia, se andate al mare nel pomeriggio sarà già una sorpresa vedere, alle vostre spalle, le rocce che si tingono di un giallo dorato, quelle stesse che tengono sospeso, tra cielo e montagna, il paesino di Scauri.
Poi pian piano dal dorato si passa ad un arancione con spennellature di rosa e quello è il momento in cui puoi comprendere come la natura possa farti intendere l’intensità del “luogo” che abitiamo.
È più o meno quella l’ora in cui io indosso la mia maschera e faccio il bagno a mare, il sole filtra con delicatezza e bracciata dopo bracciata raggiungo la mia prateria.
Le “praterie di posidonia” sono, per me, luoghi magici.
La posidonia è una pianta, non un’alga, vive in fondali bassi (fino ad un massimo di quaranta metri di profondità) perché il suo compito è quello di catturare anidride carbonica e immettere ossigeno nel mare.
Mentre avanzo a bracciate misurate, guardo il movimento lento di questi “fasci “mossi dalle correnti, tali e quali l’erba di una prateria sospinta dal vento.
Mi stupisce il verde fitto e intricato e, se solo potessi, vorrei raggiungere quei fili e scostarli a ciuffi, con delicatezza, camminarvi in mezzo come si fa dentro certi campi incolti, per scovare quale e quanta altra magia nascondono.
La posidonia è specie protetta, pulisce il mare e ne è un indicatore di salute e benessere.
Ad alcuni questa specie di fitto “sottobosco” fa paura.
Io lo trovo rasserenante in questo suo ondeggiare lento e confuso.
A chi vuol provare, per chi desiderasse crederci, qualcuno, dico, vuol venire a vedere la prateria di Scauri insieme a me?
Foto di Benjamin L. Jones

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