M’arzo e lotto

Questo post lo ha scritto Viola Carmicio, una giovane donna palermitana.
Viola frequenta l’ultimo anno di Liceo a Palermo, la meta’ di cio’ che le auguriamo e’ quello che ha scritto di sotto.
“L’otto marzo ricorda a tutti noi una cosa fondamentale: la lotta non è finita.
È vero, dovremmo essere grati per ciò che abbiamo ottenuto finora ma crogiolarsi in ciò che ci è stato dato e che ci era dovuto già in partenza, non è molto utile.
Il lavoro del femminismo non è affatto finito: per il futuro degli esseri umani, per i miei figli e i miei nipoti, pretendo che la donna non venga considerata colei che accudisce.
Pretendo che la donna non sia colei che rappresenta la fragilità, la delicatezza
Pretendo che l’uomo non sia la forza, la rabbia.
Pretendo che alla donna sia concesso ogni lavoro su base meritocratica.
Pretendo che all’uomo sia concessa la pura possibilità di accudire la casa.
Pretendo che non esistano più giochi da bambina e giochi da bambino.
Pretendo che non esistano più vestiti da uomo e vestiti da donna.
Pretendo che le emozioni non abbiano un sesso.
Pretendo potere sapere anche le ragazze a piedi da sole la mattina presto.
Pretendo degli uomini che prendano le responsabilità del loro privilegio, pretendo che dividano il peso del sessismo con le donne.
Pretendo che ogni genere venga accolto.
Pretendo che ogni orientamento sessuale venga accolto.
Pretendo che ogni forma di abilità venga accolta.
Pretendo che ogni etnia venga accolta.
Pretendo che vengano aboliti i termini “puttana”, “troia” e “zoccola”.
Pretendo che sia garantita a tutti la libertà che viene garantita agli uomini bianchi cisgender di avere una vita sessuale libera da ogni discriminazione.
Pretendo di essere chiamata “dottoressa” anziché “dottore”, “sindaca” anziché “sindaco”, “direttrice” anziché “direttore”.
Pretendo di essere ascoltata sempre in quanto donna, in quanto gay, in quanto ner* e in quanto diversamente abile.
Pretendo che nel mio mondo del futuro non ci sia più spazio per discriminare.
E tu?”