Natura e l’arte del vandalo

Due fatti di cronaca hanno destato l’attenzione di chi considera il paesaggio naturale un’opera d’arte da proteggere come un quadro o una scultura dentro una teca blindata.
Fortunatamente per coloro i quali si avvicinano alla natura con il rispetto dovuto la teca non esiste.
Esistono il rispetto, l’amore e la tutela per il bene prezioso che può rappresentare l’ambiente naturale.
Il primo fatto di cronaca risale alla scorsa estate quando una sedicente artista ha deciso di imbrattare, seguendo non so quale raptus di tipo ispirazionale, le rive de Lo Specchio di Venere a Pantelleria.
Ho visitato il lago qualche giorno dopo la “geniale” boutade artistica della signora, quando ancora non si sapeva che si era trattato di un gesto voluto.
Ho guardato le rive gialle e con un certo sbigottimento mi sono domandata se tutto ciò attenesse a chissà quale fenomeno naturale o fosse semplicemente la bravata di un gruppo di vandali e teppisti.
Nel caso del Lago di Venere, la colpevole è stata rintracciata entro breve tempo e ha pagato una multa salata per aver deciso che un luogo di tale bellezza, patrimonio dell’umanità, dovesse diventare il sito di una sua “performance artistica”.
Il secondo di questi fatti riguarda un altro di questi spettacoli che la natura ci ha voluto dare in dono, che è la bianchissima e curvilinea Scala dei Turchi in Provincia di Agrigento.
Qualcuno, non si sa se qualche sedicente avanguardista o un “brigante” dei nostri giorni, ha deciso di imbrattare quel bianco naturale, che spezza lo sguardo, con delle secchiate di vernice rossa.
Applico ai due gesti lo stesso marchio di infamia che metterei su chiunque decidesse di sporcare La Pietà di Michelangelo o L’Ultima Cena di Leonardo da Vinci.
L’ignoranza e’ un male bruttissimo e, purtroppo, non e’ sempre curabile.

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