Pantelleria e i suoi venti

Lui me l’ha raccontato partendo da uno schizzo su un foglio di carta con due frecce ortogonali e un cerchio attorno così da evidenziare i quadranti.
Chi è lui? Ci metterei una vita a raccontarvelo e adesso, invece, voglio parlarvi di cosa succede a Pantelleria quando il mondo respira e soffia.
Esistono due gran soffiatori, vanno in giro per il mondo, ma dalle nostre parti sono dei veri campioni. Uno si chiama Maestrale, Vento Maestro o Mistral (fate voi, lui non si offende, è così sicuro di sé) e spira, potente e arioso, dal nord della Francia. Fa proprio baruffa perché’ attorciglia le tende, annoda i capelli, spezza i rami degli alberi e agita il mare con un’onda lunga che comincia a spezzarsi già al largo. L’altro è lo Scirocco, Vento di Mezzogiorno o Marin (chiamatelo come preferite, anche lui è uno sbruffone, è di quelli che pensa “purché se ne parli”), arriva dritto dritto dal deserto del Sahara.
Quando tira è caldissimo e, per prima cosa, manda tutto all’aria: tapparelle, vasi e lenti a contatto. Poi cala e diventa una specie di coltre umida che appiattisce tutto, in primis la capacità di muoversi, poi quella di pensare, infine rende il mare come fosse levigato dentro il quale, però, viaggiano correnti rapide e ripide.
Ora immaginate questi due attori, principali badate bene, che si danno un faticoso turno su questa piccola isola che è Pantelleria. Hanno deciso, per smania di primeggiare, di non potere calendarizzare il loro avvento. Fanno un po’ a chi arriva prima, in una specie di gioco a rincorrersi.
Il primo arriva da nord ovest e il secondo da sud est, si imbattono entrambi nell’isola, ne lambiscono le coste, sbattono tra le alture prepotenti e arroganti. Il Francese e l’Africano, fanno, però, lo stesso gioco: quando è il loro turno, a seconda del loro quadrante di provenienza, una volta incontrata la roccia, è come se spiegassero le loro ali, non sorvolano Pantelleria, la abbracciano.
Esattamente, come se la corrente si biforcasse su entrambe le coste, ad oriente e ad occidente.
Ora io ne ho conosciuti tanti di gradassi e palloni gonfiati, nella mia vita. Ma mai come questi due. Possiamo trovarli detestabili da tanti punti di vista, soprattutto se rendono difficile un atterraggio o un decollo aereo, ma, a dirla tutta, due venti che incontrata un’isola decidono di abbracciarla PRIMA DI TUTTO sono formidabili, poi, una volta che ci saremo pettinati i capelli e spolverati i vestiti, potremo dirgliene pure quattro.
Ai quattro venti.
Foto di Giovanni Matta

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