Pantelleria e l’impossibilità di svelare un meraviglioso mistero

Il foglio è bianco.
Ogni volta è incertezza, dettata dal fatto che da qualche parte devi acciuffare il bandolo della matassa di pensieri in disordine e cercare di metterli in fila, uno dietro l’altro, nel tentativo, talvolta vano, di dargli un senso che possa apparire compiuto.
È il caso di questo scritto e riletto e oggi pubblicato.
Un foglio bianco sembra un vantaggio, di fatto è lì perché tu possa scriverci sopra tutto quello che ti passa per la mente.
Ma la realtà ha una faccia diversa ed è il retro del foglio (tutto quello che vorresti scrivere e che per un motivo o per un altro taci,) che talvolta assomiglia di più al vero descritto.
Scrivo di Pantelleria da un tempo abbastanza lungo per riconoscere che il foglio bianco rappresenta un’aspirazione: vorrei riempirlo di una “verità” che mi sembra impossibile da raggiungere.
Sofismi, direte voi.
Probabilmente è vero quanto il fatto CONCRETO che qualsiasi luogo attiene ad una percezione soggettiva.
Chiediamocelo correttamente, qualcuno di voi si aspetta una mia “verità’” su Pantelleria?
Non credo.
E non perché io tenda alla menzogna o magnifichi un posto che ESISTE di per sé.
Questo luogo è nel mondo ed è fatto di una concretezza spaventosa e racconta di neri e di bianchi, di linee che si assottigliano e di una bellezza che fa paura ad alcuni mentre altri ne restano ammaliati.
Allo stesso modo Pantelleria potrebbe essere una “finzione” per ciascuno di noi.
Un’immagine illusoria.
Lo so che il discorso è farraginoso.
So anche che penserete che questo mio interloquire con voi vi sembrerà un improbabile disquisire su fatti privi di materia, nesso e solidità
Il mio ragionare potrà senz’altro apparire ai vostri occhi come Il pensiero arzigogolato di una persona che, anziché imbarcarsi in pensieri confusi e “lane caprine”, dovrebbe piuttosto attenersi al “compito semplice” di fare sognare e desiderare questa isola.
Ma la verità, l’unica verità che mi viene in mente, alla fine di questo discorso “rotto” e sconclusionato è che Pantelleria dovreste venire a sognarla sul posto.
Dovreste Immaginarla da QUI.
E se non ora un DOMANI.
Dovreste andare a cercarla dentro la boscaglia fitta di Montagna Grande, tra i vigneti di Monastero, nelle strade contorte che sembra non ti facciano arrivare mai dove vuoi ma che alla fine ti portano dove, sorprendentemente, non ti aspettavi.
Proprio come questo mio scritto di questa sera, contorto e bislacco.
Partito chissà quando e chissà da dove ma approdato ad una cosa che se non è verità (perché non è possibile che io sappia o possa trascinarvi dentro una verità che appartiene unicamente a me) da qualche parte potrebbe assomigliarvi molto.
Prospettiva e vissuto attengono alla ricerca e alla scoperta di tutto quello che sta dentro e fuori da noi.
Dobbiamo entrarci nei luoghi, annusarli, sperimentarli e affondarvi le mani.
Con tutto quel bagaglio di emozioni che ci siamo portati dietro durante la nostra vita.
A quel punto, che sia Pantelleria o un luogo nascosto della nostra anima, forse allora avremo acquisito una “visione”.
Bella, brutta, inaspettata o farraginosa come questo mio scritto.
Ma di opinioni è fatta la realtà.
Guai a dimenticarsene.
Foto di Giovanni Matta

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