Pantelleria, la vergine ambrata

La strada perimetrale di Pantelleria bisogna immaginarla,né più e né meno, come l’ampia balconata di un belvedere.
Certo è che 53 chilometri di costa, a tutto tondo, non sono pochi e la carreggiata non è delle più ampie; a tratti la vista lambisce il mare, in altri punti, a sud dell’isola, la via ti costringe a rifugiarti verso l’interno, ma di quel tanto che basta per non perdere mai d’occhio il tratto blu.
L’isola ha un suo carattere: depressioni e altezze.
Dai piccoli crateri, ancora attivi, da cui esce un vapore benefico, alla Montagna Grande (836 sul livello del mare) che è proprio montagna, e non collina, per la sua natura rocciosa e la fitta vegetazione che la ricopre.
Se è di carattere che vogliamo parlare, quest’isola ci ricorda, in ogni istante, di essere, in primo luogo, un “essere vivente”: pulsa, respira, sfiata, si muove costantemente sotto lo scirocco o il maestrale, il suo mare si ritira o ricopre le rocce, di fatto non cammina, ma, senz’altro parla.
E’ aspra perché rocciosa, appena incosciente della sua bellezza, ma sa osare nella sua vicinanza alla terra sua più prossima che è l’Africa, che dista da lei appena settanta chilometri di risacca.
Fa di tutto per sembrare scontrosa, come chi la abita, ma è ammaliante come una vergine ambrata.

Foto di Giovanni Matta


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