Piccole storie di Dammusi, SU CIO’ CHE SI INTRAVEDE

“Monastero” ha del grigio sui muri, che se ti concentri per alcuni minuti fanno le stesse strane forme delle nuvole e una linea di orizzonte dritta dritta e incandescente al tramonto.
A “Monastero” se sposti lo sguardo dalla parete arancio esterna al rosa del cielo prima dell’imbrunire ti sembra che il confine non c’è, oppure che il muratore e’ stato sapiente, oppure ti domandi quanto sapiente sia Dio.
A “Monastero” i tralci delle viti e l’edera si incastrano nella pietra di lava, ed esiste un buco, infinitamente piccolo o infinitamente grande (fatelo scegliere alla vostra immaginazione) attraverso il quale è possibile vedere ogni cosa. Anche il momento migliore della vostra giornata.
A “Monastero” bisogna che la finestra dalle tende gialle sia sempre ben aperta, perché da lì passano le giornate, corrono veloci, come uno sciatore acrobatico, verso il promontorio e da lì impennano e fanno un doppio salto mortale per planare, a gran velocità, sulle increspature del mare.
Foto di Giovanni Matta

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