Tanti baci panteschi per il giorno della Befana

Possiamo affermare, e senza che a qualcuno salti in mente di smentirci, che la Befana a Pantelleria, molto tempo fa, prese un grosso granchio.
Posto il fatto che la cosa in sé sarebbe anche abbastanza normale, dal momento che le coste dell’isola sono abitate da granchi di ogni misura, ma in questo caso, non è al comune crostaceo che mi riferisco quanto al granchio in quanto metafora di un palese errore.
La prima volta che la Befana approdò sull’isola (ma stiamo parlando della notte dei tempi) pensò immediatamente che su quel pezzo di terra in mezzo al mare il suo lavoro sarebbe stato più facile che altrove.
A prima vista e nella fretta che la contraddistingue, infatti, aveva scambiato la pietra vulcanica per pezzi di carbone che avrebbero fatto proprio al caso suo.
L’isola ne era piena e non avrebbe dovuto spendere del tempo alla ricerca del fossile ed in men che non si dica avrebbe potuto riempire la sua bisaccia e passare alla distribuzione, casa per casa e caso per caso, di “carbone” e leccornie senza troppo faticare.
Riempire la sporta di dolcetti, anche nella notte dei tempi, su quell’isola fu per lei di una semplicità stupefacente.
Le donne del luogo preparavano una quantità di delizie tale che lei stessa ne rimase allibita: pasticcini, mustaccioli, baci panteschi, fichi secchi, uva passa, le cassate di ricotta, i cannoli, i ravioli fritti, le sfinci, i cannateddri.
Insomma, aveva solo la difficoltà della scelta e, per evitarla, decise che il suo maestoso sacco avrebbe contenuto cento di ciascuna di queste delizie.
Sarebbe stato un po’ pesante, ma con la sua buona volontà e la santa pazienza che l’ha sempre contraddistinta avrebbe consegnato porta a porta tutti i dolciumi ai bambini buoni e gentili di Pantelleria.
Il problema davvero grosso si presentò quando decise di riempire la sporta del presunto carbone(perché i bambini panteschi nella media sono molto buoni) .
LÌ arrivò la brutta sorpresa.
Il peso specifico della sacca non era assolutamente rispondente a ciò che aveva immaginato.
E lei sì che se ne intendeva di trasporto di carbone.
Si rese subito conto di avere fatto di certo un errore e per questa ragione decise di rivolgersi al suo caro amico Babbo Natale, cui mandò una lettera grazie al servigio del merlo più veloce di Pantelleria.
La risposta di Babbo Natale non si fece attendere e fu accompagnata da una crassa risata, così tuonante e forte che fu avvertita dalla Lapponia alla Tunisia.
Fu con molto garbo che Babbo Natale spiego alla sua vecchia amica che quello che lei aveva scambiato per carbone altro non era che pietra lavica, minerale di cui l’isola era piena in quanto isola vulcanica e questa era la ragione per cui il suo sacco pesava come mille sacchi di carbone.
Soddisfatta e grata, come sempre, della spiegazione del suo amico e un po’ mortificata per l’errore commesso la Befana prese una decisione (che perdura dalla notte dei tempi): mai e poi mai avrebbe messo nelle calze dei bambini di Pantelleria del carbone e poiché di dolci ne avevano in abbondanza che se li godessero pure TUTTI e facessero, per tutte le befane a venire, sempre e soltanto GRANDE FESTA.

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