TUFFOMALE

Questa stagione è cominciata con un tuffo “di profilo” dall’altezza di sei metri a Balata dei TurchI”.
Lesioni riportate: livido su tutta la fiancata sinistra dal braccio alla caviglia.
Guarigione: 30 giorni netti (che fa, Signora, sono 32 li lascio? Li lasci pure).
Ma nella vita non bisogna mai arrendersi, questo mi hanno insegnato i PADRI FONDATORI dell’autolesionismo.
Pertanto, da quasi quattro mesi con una certa regolarità mi alleno per migliorare il mio stile.
Ovviamente ho scelto di mettere da parte il tuffo “laterale” per dedicarmi al più noto tuffo a testa, certa del fatto che prima o poi sarei riuscita a fendere l’acqua prima con le braccia e poi con la mia testolina.
Inutile dire che la stagione è stata lunga e faticosa, i miei tuffi sono stati filmati quasi tutti e, purtroppo, mancano quelli migliori.
Nel frattempo posso dirvi che si è formato un fan club TUFFOMALECLAUDIA al Porto di Scauri.
Si sono avvicendati tifosi, estimatori e curiosi vari.
In molte cale hanno apprezzato la mia sfrontata resistenza e l’ardimento.
Sono stata dispensatrice di crasse risate e di BUUUUUUUU da far cadere i massi dalla montagna.
Ma, tra tutti, voglio che vi resti nella memoria il mio ultimo tuffo, purtroppo a telecamere spente.
Il set è il Porto di Scauri, la mia amica Daniela è in acqua e mi da i soliti suggerimenti, dalla banchina un paio di sostenitori mi danno consigli (uno vuole che mi tuffi da ferma e un’altro che prenda la rincorsa).
Decido di osare il tuffo con rincorsa e aggiungo, per dimostrare maggiore maestria, un battito di mani prima che queste entrino in acqua: tra gli astanti è silenzio e rullo di tamburi, nella mia testa è una specie di fermo immagine seguito da un ralenti: io che corro, salto come Mimì Ayuhara e resto sospesa di piatto per ventotto minuti e, quando entro in acqua, la prima parte che tocca il mare FRAGOROSAMENTE sono le mie palpebre e le mie cosce.
Dolore inenarrabile ed ilarità diffusa.
Ringrazio tutti per l’apprezzamento.
Magari ci si rivede il prossimo anno col carpiato.
Foto tratta da un video girato da Giovanni Matta

Condividi